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Landing page che converte: cosa serve davvero

Di AAgency

Una landing page che converte fa una cosa sola: porta chi arriva da un annuncio a un'azione precisa, come prenotare o chiedere di essere ricontattato. Servono una promessa uguale a quella dell'annuncio, una prova vera, un modulo corto, una pagina rapida sul telefono e la misura di ogni invio.

Landing page e sito: la differenza

Il sito racconta l'azienda a chi vuole conoscerla: ha un menu, tante pagine, tante strade. Una landing page è fatta per chi ha già cliccato su qualcosa e vuole sapere se quella promessa è vera. Ha un argomento e un'azione sola.

Per questo non basta mandare un annuncio alla home. Chi ha cliccato su «prenota il tuo posto alla serata» e si trova davanti la storia dell'azienda deve cercare da solo la cosa per cui è venuto. Molti non la cercano.

Una PMI non deve scegliere fra le due cose. Il sito resta il posto dove ti controllano, la landing page è il posto dove ti chiedono qualcosa. Ne fai una per ogni offerta o evento che promuovi, non una che valga per tutto.

Gli elementi che servono

Sono pochi. Prima di aggiungere altro, controlla che questi ci siano e facciano il loro lavoro.

ElementoA che cosa serveCome lo controlli
PromessaConferma a chi arriva che è nel posto giustoMetti accanto annuncio e titolo: dicono la stessa cosa?
Dettagli concretiRisponde a cosa, quando, dove, per chiUn estraneo capisce l'offerta senza scorrere?
ProvaFa credere alla promessaÈ verificabile: un nome, una foto vera, una fonte con la data
Una sola azioneToglie il dubbio su che cosa fareTutti i bottoni portano allo stesso passo?
Modulo cortoRaccoglie il contattoOgni campo serve a chi richiama?
Risposta dopo l'invioDice che cosa succede adessoFai una prova: che cosa vedi e chi ti cerca?
MisuraConta i contatti e da dove arrivanoUn invio di prova diventa un solo evento?

La prova è la voce che si inventa più spesso, ed è quella che costa di più quando è falsa. Se non hai ancora un numero o una recensione da mostrare, fai vedere il lavoro: le persone, il posto, il modo in cui si svolge la visita o la serata. Una foto vera vale più di una frase grande.

Il modulo: chiedi solo ciò che userai

Ogni campo è una domanda in più a chi sta decidendo se fidarsi. Parti da una domanda semplice: chi richiama che cosa deve sapere per fare una buona telefonata? Spesso bastano nome e telefono. Se devi smistare i contatti fra più zone, aggiungi la città. Il resto lo chiedi a voce.

Tre cose si sbagliano spesso:

  • L'errore che non si vede. Sul telefono l'avviso deve comparire vicino al campo sbagliato, e il bottone non deve sembrare rotto.
  • Il consenso scritto in piccolo. Chi lascia un dato deve poter leggere chi lo tratta e perché. Lo chiede il regolamento europeo sulla privacy agli articoli 7 e 13, e una riga chiara con il link all'informativa non abbassa la fiducia.
  • Il secondo modo per scrivere. Molti preferiscono WhatsApp al modulo. Se hai un numero che qualcuno legge davvero, mettilo accanto al modulo, con un messaggio già scritto che ti dica da quale pagina arriva il contatto.

Il telefono viene prima

Chi clicca su un annuncio sui social spesso è sul telefono, con il pollice e una mano sola. Quindi la pagina si disegna lì e si controlla lì, non sul monitor dell'ufficio.

La pagina di prenotazione di SPEAKWATER vista dal telefono: il titolo «Torna SPEAKWATER.», data e luogo della serata
La pagina di prenotazione di SPEAKWATER: il titolo, poi data e luogo, sulla prima schermata del telefono.

Tre controlli che puoi fare da solo, col tuo telefono e fuori dal Wi-Fi:

  1. La prima schermata. Senza scorrere si capisce che cosa offri e che cosa devi fare?
  2. La velocità. Google considera buono un caricamento in cui il contenuto principale compare entro 2,5 secondi. Il test PageSpeed Insights ti dà la misura sulla tua pagina. Le immagini pesanti e gli script che nessuno usa sono il primo posto dove guardare.
  3. Le dita. Compila il modulo con il pollice. Se sbagli campo, i bottoni e le caselle sono troppo piccoli o troppo vicini.

Che cosa succede dopo l'invio

Qui si perde più lavoro che in tutta la pagina. Il modulo funziona, il contatto arriva, e poi resta in una casella di posta fino al giorno dopo.

Prima di accendere un annuncio, decidi tre cose: dove arriva il contatto, chi lo prende in mano e in quanto tempo. Se usi un CRM, il contatto ci deve entrare da solo, con la pagina di provenienza già scritta. Se non lo usi, un elenco condiviso va bene per cominciare, purché ci sia un nome accanto a ogni riga.

Anche la pagina di ringraziamento lavora. Dire «ti chiamiamo noi entro oggi» è una promessa, quindi scrivila solo se riesci a mantenerla. Se chi si prenota riceve qualcosa, come il link di un webinar, dagli subito quello.

Come capisci se funziona

Il numero da guardare non è quante persone hanno aperto la pagina, ma quanti contatti buoni arrivano e quanti diventano appuntamenti o vendite. Per averlo servono due cose.

La prima è che ogni invio venga contato una volta sola. Se la pagina manda lo stesso evento alla piattaforma pubblicitaria sia dal browser sia dal server, i due messaggi devono portare lo stesso codice, altrimenti conti doppio. La documentazione di Meta lo spiega nella parte sulla deduplicazione.

La seconda è sapere da dove arriva ogni contatto. Scrivi nel link l'annuncio o la fonte e salvala insieme al contatto. Così, quando il venditore segna com'è andata, puoi risalire a quale annuncio ha portato clienti e quale solo curiosi.

Poi cambia una cosa alla volta: prima il titolo, poi la prova, poi il modulo. Se cambi tutto insieme non saprai che cosa ha funzionato.

Due pagine nostre

SPEAKWATER è un webinar di Osmolife. La pagina fa una richiesta sola: ti prenoti con nome e telefono, e il link compare subito. Non devi aspettare una mail per sapere che ha funzionato.

La rete dei centri di assistenza è una campagna per trovare tecnici. Il pubblico è diverso, e cambia anche la pagina: spiega che cosa ricevi e come candidarti, e il reel che la accompagna usa riprese vere dei tecnici al lavoro.

Sono pagine diverse perché le persone a cui parlano vogliono cose diverse. Il metodo è lo stesso, e lo trovi anche nel lavoro per Osmolife.

Domande frequenti

Qual è la differenza fra una landing page e un sito web?

Il sito presenta tutta l'azienda e lascia scegliere dove andare. La landing page tratta un solo argomento e chiede una sola azione a chi arriva da un annuncio o da un link preciso.

Quanto costa una landing page?

Dipende da quello che c'è intorno: testi, foto o riprese, modulo, collegamento al CRM e misura. Non abbiamo un listino pubblico: scrivici che cosa devi promuovere e ti diciamo che cosa serve.

Quanti campi deve avere il modulo?

Quelli che usi davvero per richiamare. Spesso bastano nome e telefono; la città serve se i contatti vanno smistati fra zone diverse.

Serve un sito per fare una landing page?

Non per farla funzionare, ma aiuta: chi ti ha appena conosciuto spesso controlla chi sei prima di lasciare il numero. Ti serve anche un'informativa sulla privacy, raggiungibile dalla pagina.

Fonti

AAgency

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